Instagram e salute mentale, ora emergono i documenti incriminati

Dopo l'inchiesta del Wall Street Journal sono stati pubblicati gli studi interni a Facebook a comprovare la tesi sostenuta dal quotidiano

instagram e salute mentale

Negli ultimi mesi aveva suscitato un grande scalpore l’inchiesta giornalistica condotta dal Wall Street Journal sul comprovato effetto negativo dei social network, nello specifico delle piattaforme di proprietà di Facebook, sulla salute mentale degli adolescenti.

La narrazione di fondo dell’inchiesta del Wall Street Journal ribadiva fornendo esempi concreti concetti ormai dati per scontati nella mentalità comune: l’uso dei social network da parte degli adolescenti, con la continua esposizione a immagini artefatte e idealizzate, tende a influenzare in negativo la loro salute mentale.


Per comprovare la propria tesi, il Wall Street Journal faceva spesso riferimento ai risultati di un’indagine interna condotta dai dipendenti di Instagram a marzo del 2020, dalla quale era emerso l’impatto negativo che la costante comparazione tipica dei social network ha sull’autostima e sull’aspetto fisico, in particolare nelle ragazze adolescenti. Alla vigilia di un’udienza che vede l’azienda di Zuckerberg sul banco degli imputati proprio su questo tema, il team di Facebook ha diffuso questa documentazione interna, confutando alcune delle affermazioni dell’inchiesta del Wall Street Journal.


Le slide complete dell’indagine interna, corredate da note esplicative, sono state rese pubbliche da Pratiti Raychoudhury, vice presidente di Facebook, sul blog aziendale. Tale documentazione, che per Facebook non consiste tuttavia una trattazione in alcun modo completa, è ovviamente in lingua inglese e riporta dettagliatamente statistiche relative a tematiche delicate, dai disturbi mentali all’ideazione di suicidio, motivo per cui consigliamo di procedere con cognizione di causa alla lettura del report completo.


A ogni modo, sono tre i capi di accusa principali contestati da Facebook al Wall Street Journal:

  • Se si escludono le problematiche relative all’aspetto fisico, le ragazze adolescenti parte del campione d’indagine di 40 persone hanno dichiarato che Instagram aveva migliorato, anziché peggiorato, il loro stato mentale. In quel caso specifico, una parte rilevante del campione si è comunque dichiarata neutrale rispetto alla responsabilità di Instagram sul loro benessere psicofisico.

  • Non è vero che Instagram non ha preso provvedimenti concreti: negli ultimi anni la piattaforma si è impegnata a monitorare i termini di ricerca più pericolosi, bloccando direttamente alcuni hashtag e rimandando a canali di supporto per i disturbi mentali e alimentari. Inoltre è stata di recente introdotta la funzione Restringi, che permette agli utenti di proteggersi dal bullismo limitando le interazioni con specifici account.

  • In più aree esaminate dall’indagine interna, la componente di adolescenti che aveva riscontrato un impatto negativo in seguito all’uso di Instagram era bilanciata da altrettanti utenti che ne erano invece stati influenzati positivamente. Per questo motivo l’affermazione alla base dell’inchiesta, “Instagram è pericoloso per i teenager” risulterebbe faziosa e incompleta.

Dall’altro lato, tuttavia, la documentazione di Instagram rivela alcune contraddizioni interne ed è in generale permeata da un atteggiamento difensivo da parte dell’azienda, che cerca di minimizzare le statistiche più negative con perifrasi come:


gli adolescenti che hanno una bassa qualità di vita hanno più probabilità di dire che Instagram peggiora la loro salute mentale o il modo in cui percepiscono se stessi rispetto agli adolescenti che sono invece soddisfatti della loro vita“.


Basterà quindi la minaccia di ripercussioni legali a far assumere all’azienda di Zuckerberg maggiori responsabilità nei confronti delle sue fasce di pubblico più delicate?


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